Come abbiamo costruito la classifica
Abbiamo valutato ciascuna piattaforma su ciò che conta davvero per un titolare del trattamento europeo: profondità di automazione del registro delle attività di trattamento (art. 30), gestione della DPIA (art. 35), flusso di notifica del data breach entro 72 ore (art. 33), governance dei responsabili ex art. 28, hosting nell’Unione Europea e sostenibilità del prezzo. Non abbiamo premiato la lunghezza del listino di funzioni, ma la quantità di lavoro manuale che ciascuno strumento elimina realmente.
La classifica: 6 strumenti a confronto
2. Dastra — solida per DPO che gestiscono più clienti
Dastra è una piattaforma europea molto diffusa tra i DPO che seguono più organizzazioni. Copre bene registro, cartografia dei trattamenti e gestione delle richieste degli interessati.
- Prezzo: indicativamente 79-300 euro al mese.
- Ideale per: PMI e consulenti multi-cliente.
- Pro: hosting UE, buona automazione documentale, interfaccia orientata al DPO.
- Contro: l’assistenza IA è meno spinta rispetto ai concorrenti più recenti.
3. OneTrust — la suite enterprise di riferimento
OneTrust è lo standard di fatto per grandi imprese e gruppi con esigenze globali. Copre praticamente ogni scenario, dal consenso ai cookie alla governance del rischio dei fornitori.
4. Vanta — eccellente per la sicurezza, parziale sul GDPR
Vanta nasce per automatizzare le certificazioni ISO 27001 e SOC 2. È ottimo per dimostrare la sicurezza informatica, ma copre il GDPR in modo meno approfondito rispetto agli strumenti privacy-first.
- Prezzo: 300-1.000 euro al mese.
- Ideale per: SaaS e scale-up che devono superare audit di sicurezza.
- Pro: automazione dei controlli di sicurezza, integrazioni tecniche.
- Contro: copertura GDPR (registro, DPIA, richieste degli interessati) parziale.
5. TrustArc — governance strutturata per multinazionali
TrustArc offre una governance della privacy completa, con forte impostazione consulenziale. È una scelta da grandi organizzazioni.
- Prezzo: fascia enterprise, su preventivo.
- Ideale per: multinazionali con governance privacy consolidata.
- Pro: profondità metodologica, supporto consulenziale.
- Contro: oneroso e sovradimensionato per PMI.
6. Sprinto — rapido per startup in certificazione
Sprinto punta alla velocità di certificazione per startup tecnologiche. Come Vanta, il baricentro è la sicurezza più che la privacy.
- Prezzo: 300-1.000 euro al mese.
- Ideale per: startup tech che devono ottenere rapidamente ISO 27001 o SOC 2.
- Pro: rapidità, buon supporto ai framework di sicurezza.
- Contro: copertura GDPR meno completa; hosting da verificare caso per caso.
Quale scegliere in base al profilo
La classifica cambia peso a seconda di chi sei. Ecco la scelta consigliata per quattro profili tipici.
Per una lettura d’insieme dei criteri e delle funzioni conviene partire dalla guida generale su che cos’è un software di conformità GDPR, mentre per il ragionamento sul budget è utile l’analisi sul costo di un software GDPR.
Perché la scelta conta: il rischio sanzionatorio in Italia
Il Garante per la protezione dei dati personali non è un’autorità teorica. La sanzione più alta mai comminata resta quella a Enel Energia, 79.107.101 euro (provvedimento dell’11 gennaio 2024). Ma il segnale più rilevante per chi valuta un software non arriva dai grandi numeri: nella relazione annuale 2025 il Garante ha registrato 807 provvedimenti collegiali e oltre 37 milioni di euro di sanzioni riscosse, con 2.415 notifiche di data breach. I procedimenti nascono in larga parte da carenze documentali e da misure tecniche e organizzative non dimostrabili — esattamente ciò che un software ben scelto rende auditabile. Il costo di un abbonamento annuale è, in questa prospettiva, una frazione infinitesimale del rischio che copre.
Cinque errori da evitare nella scelta
La classifica indica le opzioni migliori, ma la decisione può ugualmente andare storta per errori ricorrenti. Cinque, in particolare, tornano con regolarità nelle organizzazioni italiane.
- Comprare la suite più completa perché “copre tutto”. L’ampiezza funzionale ha un prezzo in denaro e in complessità. Una PMI che acquista una piattaforma enterprise finisce per usarne una frazione, pagando moduli inutili e sostenendo un’implementazione lunga.
- Confondere la sicurezza informatica con il GDPR. Ottenere la certificazione ISO 27001 con Vanta o Sprinto non equivale a essere conformi al Regolamento: registro, DPIA e richieste degli interessati restano scoperti. Sono piani complementari, non alternativi.
- Ignorare l’hosting. Scegliere una piattaforma senza infrastruttura nell’Unione Europea può scaricare sul titolare la gestione dei trasferimenti internazionali verso Paesi terzi (capo V del Regolamento) e i relativi oneri contrattuali.
- Valutare solo il canone iniziale. Alcuni listini crescono rapidamente all’aumentare di utenti e trattamenti, e i costi di implementazione nella fascia enterprise possono raddoppiare la spesa del primo anno.
- Non provare l’automazione sul campo. La differenza tra uno strumento utile e uno cosmetico si vede solo mettendo alla prova la generazione del registro e l’audit di un accordo ex art. 28 su un caso reale, non sulla demo commerciale.
Evitare questi cinque errori riduce la scelta, quasi sempre, a due candidati coerenti con la propria dimensione.
Domande frequenti
Qual è il miglior software GDPR per una PMI italiana?
Quanto costa il miglior software GDPR nel 2026?
Gli strumenti di sicurezza come Vanta bastano per il GDPR?
No, non da soli. Vanta e Sprinto eccellono nell’automazione delle certificazioni ISO 27001 e SOC 2, ma coprono in modo parziale gli adempimenti specifici del Regolamento: registro delle attività di trattamento, DPIA, gestione delle richieste degli interessati e governance dei responsabili ex art. 28. In un’organizzazione tecnologica ha senso affiancarli a uno strumento privacy-first, non sostituirlo.